Negli ultimi 15 anni le batterie al nichel-cadmio sono state usate largamente in Francia dai principali produttori automobilistici per equipaggiare alcune migliaia di auto elettriche, dimostrando eccellenti prestazioni in durata (la batteria dura quanto il veicolo). Comunque le preoccupazioni di carattere ambientale connesse all’uso del cadmio, specialmente nell’ipotesi di una loro diffusione di massa, hanno spostato l’interesse dei costruttori verso le batterie ai nichel-idruri metallici, in cui all’anodo il cadmio è sostituito da leghe metalliche (idruri) che catturano gli atomi di idrogeno in modo molto efficace, raggiungendo densità che sarebbero corrispondenti a pressioni elevatissime. Le prestazioni sono decisamente migliori, anche se il prezzo è molto alto.
Le prestazioni in potenza dipendano strettamente dalla temperatura, arrivando a dimezzarsi quando la temperatura scende da 35 a 10 °C, di qui la necessità del condizionamento termico del pacco batterie. La gestione delle temperature è ancora più delicata che nelle batterie al piombo, e lo stesso è per le tensioni parziali, in special modo in fase di ricarica. Alcuni dei costruttori prevedono infatti sistemi di raffreddamento, ad acqua, completo di refrigeratore, oppure ad aria forzata.
Questa tipologia di batterie ha dimostrato ampiamente la propria affidabilità e durata, a prezzo però di investimenti molto alti che evidentemente la rendono poco indicata per progetti che richiedano bassi volumi di produzione (dei sistemi).